Una questione che ritorna:istruire o educare?

In che senso oggi è necessario disporsi ad istruire,formare,educare:in qual contesto questi processi avvengono?Quali nuovi significati assumono?Quali limiti espongono?Come cambia la funzione della scuola?

Si osserva,rispetto al compito di istruire,che la scuola costituisce ancora il presidio fondamentale  per l’effettivo esercizio del diritto di cittadinanza:in un contesto segnato da vecchie forme di analfabetismo ed emarginazione culturale,da fenomeni crescenti di analfabetismo di ritorno,da un rapporto diseguale con le tecnologie di informazione e comunicazione,spetta ancora alla scuola fornire gli alfabeti fondamentali per fruire delle opportunità offerte dal contesto sociale e dal sistema culturale e formativo allargato.

Questo scenario rappresenta solo un primo livello,se vogliamo quello degli elementi di accesso:il documento sottolinea l’esperienza,comune agli studenti e a tutti noi,di una massa di informazioni sempre  e più numerose ed eterogenee,che determinano confusione e difficoltà di orientamento.

Il disorientamento si conforma come una costante che di fronte alla rapida obsolescenza di saperi,tecniche,competenze,per cui risulta oggi improbabile attendersi che gli apprendimenti scolastici costituiscano,come per il passato,un patrimonio di acquisizioni significative spendibili anche nel futuro personale e professionale.

Le sole conoscenze si rivelano insufficienti anche a reggere ed affrontare la continua mutevolezza e incertezza degli scenari,culturali,sociali,produttivi:di fronte a queste sfide poste da cambiamenti rapidi e talvolta imprevedibili si invoca da più parti una scuola dalla rinnovata qualità formativa,capace di dispensare non nozioni,ma chiavi di lettura e mappe orientative,non saperi confezionati ma capacità di elaborare e ri-costruire,non soluzioni facili ai problemi,ma umile e ostinata disponibilità alla ricerca.

Alcuni cambiamenti non sono facilmente componibili facendo ricorso alle sole facoltà cognitive,richiedendo un riferimento a orizzonti di senso,a consapevolezze,a valori,a disponibilità e impegno che si traducono in atteggiamenti di fondo: tutto ciò fa appello alla necessità di educare.

Solo l’educazione può cercare di rispondere alla sfida di un contesto certamente più ricco di stimoli ed opportunità,ma anche più carico di contraddizioni e rischi,cui sono particolarmente esposti i minori.

E’ vero che i ragazzi arrivano a scuola più ricchi di esperienze e conoscenze,ma la maggior parte di esse appare segnata da episodicità,frammentarietà,superficialità(quando non banalità).

Anche nel confronto con una pluralità di riferimenti culturali,che può costituire una ricchezza,si segnala la mancanza di strumenti per comprendere la diversità e porla in relazione con un’identità consapevole e aperta.

In sostanza le tante occasioni e opportunità,se non accompagnate dall’attenzione educativa,rischiano di trasformarsi in fattori di disintegrazione ed alienazione della personalità.

Così il compito di istruire si carica di una rinnovata funzione di consegna dei linguaggi culturali di base.Non basta:la formazione assume la prospettiva dell’insegnare ad apprendere,a selezionare e organizzare le informazioni,ad esercitare autonomia di pensiero.

La scuola possiede anche le condizioni,particolarmente per il suo costituirsi come comunità di relazioni e apprendimenti,per esercitare un rinnovato impegno educativo che,secondo il testo delle Indicazioni,si riassume nell’elaborazione di metodi e categorie per orientare gli itinerari personali.

Prof.ssa Antonina Concetta Pellerito

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