La prospettiva antropocentrica ed i suoi effetti nella biosfera.

“L’in-formità”
Il poeta Mario Luzi interpreta il nostro tempo come un “Mondo in ansia di nascere…./Ma stretta/è la porta dell’origine/a miriadi si accalcano/(….)/E noi dal gorgo/d’un oscuro tempo/lì,in quello sciame/fila/ciascuno il filo/luminoso/e doloroso della grande trama/fabbricatura della storia/nella storia/la sua cava eternità/”(“l’Opera poetica”-Mondadori,Milano 2004,965).
“Il poeta avverte che è maturata nel nostro tempo una nuova coscienza,in ansia di nascere.Io,noi,la storia,il cosmo…..ci troviamo coinvolti in una travagliata,informe generazione che spetta anche a noi di compiere,in questo frangente dell’evoluzione umana.
Non è ,però,così semplice e spontaneo assumere e fare esperienza di una gestazione in atto,accogliere il mutamento della nostra esistenza,lasciare che una forma si sviluppi,fiorisca e muoia,per lasciare il posto ad un’ulteriore gemmazione,in quanto significa congedarci dal già conosciuto e rassicurante,per esporci in modo accogliente allo sconosciuto che destabilizza,di fronte al quale possono insorgere resistenze,opposizioni,conflitti,paure…..Specialmente se questo passaggio coinvolge non parti periferiche o marginali di noi stessi,ma il nocciolo dell’autocoscienza e della interrelazione con il mondo.
Come esempio emblematico di questa trasformazione da una forma all’altra di percezione,il passaggio della nostra storia recente “da una concezione di uomo antropo-centrato,ad un’emergenza dell’umano come dialogo comiugativo con le alterilà”.
La nostra modernità è iniziata con la scoperta che la terra non è immobile centro del mondo,ma una mobile particella orbitante in un sistema solare di cui è parte.
Abbiamo poi scoperto che non solo il nostro pianeta,ma nemmeno poi la specie umana è un’essenza statica,compiuta,completa,nè tantomeno perfetta e separata,ma è un cantiere aperto,un’identità in continua trasformazione,in perenne non equilibrio creativo.
E’ andata in pezzi l’idea che esista un prototipo dell’umano, pensato come fulcro,apice e compimento della creazione,e che esso sia il centro gravitazionale intorno a cui tutto orbita,e al quale tutto dev’essere riferito.
L’uomo diventa capace,con il suo sapere,di controllare l’universo,di trasformarlo in un insieme di meccanismi regolati da certe leggi,che ci permettono la predittività e l’utilizzo del mondo.
Questa affermazione del primato dell’umano ci ha illuso di poterci considerare autosufficienti,ci ha indotti a volerci separare da tutte le altre specie,dalla realtà ambientale,da tutto ciò a cui non è attribuibile l’eccellenza dell’umano,e abbiamo assegnato loro un livello di inferiorità,le abbiamo poste a nostro servizio in modo strumentale.
La prospettiva antropocentrica si è rivelata nefasta sotto molti aspetti.
Ha generato e continua a generare tutta una serie di paure difensive nei riguardi di ciò che attenta ad una presunta purezza di uomo,innesca dinamiche di epurazione,di respingimenti,di xenofobie,di omofobie,di tecnofobie.
Ha contribuito a separarci dall’ambiente della terra,verso la quale siamo,fino a compromettere la stessa organizzazione bioclimaticaprovocando una crisi ecologica planetaria.
Quale arricchimento e novità,invece,il poterci lasciare alle spalle l’idea di conoscenza come dominio e come asservimento!
Scoprire che ogni aspetto della realtà,sia esso il cosmo,la vita,le incalcolbili specie,le innumerevoli culture,sono l’esito sempre provvisorio di incessanti trasformazioni;che abitiamo un ordine in continuo e febbrile mutamento,passando attraverso fasi di disordine e destrutturazione,da cui emergono nuove soluzioni,orientamenti ,possibilità.
Diventare coscienti che proveniamo dalle stesse sorgenti biologiche di ogni essere vivente,frutto di un percorso evoluzionistico in cui l’umano è l’esito di una serie sbalorditiva di processi ibridativi con le alterità che sono i nostri partner e co-abitatori: ambiente,animali,strumenti,intelligenze artificiali.”
(Tratto da :”Le nostre seti,le nostre sorgive”,di Ivan Nicoletto,Pazzini.Editore)

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