Libro bianco sul Museo di Terrasini ( Pa)

Come componente della Società Siciliana di Scienze Naturali  e  Naturalista,sono rimasta molto colpita dall’analisi che, in questo libro bianco,autori pregevoli, di indiscussa fama scientifica,(Proff.B.Massa,V.E.Orlando,G.Zanna) evidenziano, riguardo il  Museo di Terrasini  (Palermo).

Ne consiglio la lettura ,dando un’ anticipazione della “Premessa”.

“In queste pagine viene raccontata la ricostruzione storica della nascita del Museo di Storia Naturale a Terrasini ed il fallimento di questa incredibile impresa, causato da pochi anni di inadeguata ed inopportuna gestione. I fatti sinteticamente sono questi.

Dopo numerose riunioni da parte di un gruppo di naturalisti, grazie alla legge regionale n.80/77, il Comune di Terrasini a partire dal 1981 richiese ed ottenne l’acquisizione di alcune importanti collezioni naturalistiche, che furono date in affidamento al Museo Civico di Terrasini. Si trattava di circa 10.000 esemplari di uccelli imbalsamati di tutta Europa, una rappresentanza di quasi tutte le specie di mammiferi italiani, collezioni entomologiche per un totale di oltre 100.000 esemplari italiani ed esotici, una collezione malacologica di circa 60.000 lotti di conchiglie attuali e fossili provenienti da tutto il mondo, ecc. Negli stessi anni il Comune acquisì con fondi regionali lo splendido Palazzo d’Aumale a Terrasini, con lo scopo di destinarlo a Museo di Storia Naturale. La Regione Siciliana nel corso di quasi vent’anni ha investito oltre 15 miliardi di lire per il restauro conservativo, il progetto esecutivo e la realizzazione di tutti gli 

impianti del Palazzo dove avrebbe avuto sede il Museo.

Il 15 maggio 1991 l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la legge n.17, in cui all’art. 2, comma 2, era scritto: “assumono carattere di museo regionale le seguenti istituzioni: … l) Museo del carretto e naturalistico di Terrasini”. Il Comune, infatti, nel suo Museo Civico ospitava anche un’importante collezione di carretti siciliani. Per tale ragione, il Museo regionale portava questa singolare denominazione. Tuttavia, la vera regionalizzazione non ebbe luogo subito e nel corso dei successivi 10 anni, il gruppo di naturalisti che aveva più a cuore le sorti del Museo, attraverso il Consiglio Scientifico, ha continuato a gestire con i modesti fondi comunali il Museo. Nel frattempo, da parte dell’As- sessorato Regionale Beni Culturali andava avanti la progettazione definitiva delle sale, in particolare la suddivisione degli spazi tra la parte naturalistica e quella dei carretti. I tempi comunque si allungarono di cinque anni a causa del falli- mento dell’impresa che curava i lavori a Palazzo d’Aumale, avvenuto nel 1995.

Durante quegli anni numerosi esponenti del mondo della cultura siciliana e del resto dell’Italia intervennero in vari modi ed in varie sedi per spronare la Regione a concludere l’operazione del Museo di Terrasini, continuando l’acquisizione delle collezioni naturalistiche ed approvando un’apposita legge istituiva del Museo di Storia Naturale. Gianfranco Zanna, allora deputato regionale DS, scrisse e depositò una bozza di legge (n° 939/1999) per la “Istituzione e

l’ordinamento del Museo Regionale di Scienze Naturali

 e della Mostra permanente del carretto siciliano”. La Società Siciliana di Scienze Naturali, che in tutta la vicenda aveva svolto un ruolo di primo piano, si fece promotrice di una raccolta di firme a favore del disegno di legge. Arriva- rono decine e decine di firme di sostegno, sia da parte di privati sia da parte di istituzioni, che furono trasmesse al Presidente dell’Assemblea Regionale ed al Presidente della Regione Siciliana. Fu un segno tangibile del coinvolgimento dell’opinione pubblica, della grande attesa di tanta gente per la realizzazione del Museo di Storia Naturale, di cui si parlava almeno da cento anni e si discuteva con fermezza da almeno 22 anni! Ma servì a poco, la proposta di legge non andò mai in discussione.

Il 15 maggio 2000 fu approvata la legge regionale n° 10, da cui scaturì il decreto n.6043 del 22 giugno 2000, con cui veniva istituito ufficialmente il Museo Regionale Naturalistico e del carretto di Terrasini, che prevedeva anche di approvare successivi provvedimenti per determinare l’organico e la sua copertura. Nel mese di aprile 2001 l’Assessorato Beni Culturali stipulava la convenzione con il Comune di Terrasini e solo allora fu possibile trasferire le collezioni del Museo Civico a Palazzo d’Aumale; insieme a quelle naturalistiche vi furono collocate le colle- zioni di carretti siciliani e l’Antiquarium Civico, una piccola collezione di reperti archeologici recuperati nel mare antistante Terrasini. Sarebbe stato importante non cadere nella tentazione banale di collocare nel Palazzo d’Aumale la collezione di carretti siciliani, ed ancor di più l’Antiquarium Civico; i motivi sono evidenti: 1) la

loro presenza contribuisce a far scadere l’originalità, l’importanza e l’esclusività del Museo naturalistico; 2) etnografia ed archeologia sono comparti culturali che in Sicilia hanno già una museologia diffusa e senz’altro prestigiosa, mentre così non può dirsi per la storia naturale.

Nel luglio 2001 l’Assessore dava incarico della direzione del Museo Regionale del Carretto e Naturalistico di Terrasini a Valeria Li Vigni, funzionaria della Sezione etno-antropologica della Soprintendenza di Palermo. Nei mesi successivi una prima parte del personale regionale si trasferiva presso i locali del Museo; tra questi non c’era neanche un naturalista. A distanza di circa un anno fu anche costituito il Comitato Tecnico Scientifico del Museo. Il 3 ottobre 2002 la Regione modificò la denominazione del Museo in “Museo di Storia Naturale e Mostra permanente del Carretto siciliano”, mostrando in modo ine- quivocabile quali dovevano essere i contenuti culturali del Museo. Era un altro piccolo passo avanti verso il riconoscimento dell’originalità del Museo di Storia Naturale.

Tuttavia si è verificata una presa di posizione di contestazione da parte della Direzione. La prima sala, che era stata riservata, dopo este- nuanti trattative, ad ospitare i reperti archeolo- gici, è stata adibita all’esposizione della ricostruzione di una sezione di nave greca ed alla presentazione della famiglia Orléans d’Au- male ed alla loro impresa vitivinicola. L’originale progetto del Museo di Storia Naturale che pre- vedeva la mostra permanente naturalistica a partire dalla seconda sala di piano terra ed in tutto il piano superiore, senza alcun nullaosta, è

stato modificato, inserendo nella seconda sala un’esposizione di barche e sistemi di pesca. Quello che sembra più grave è il fatto che la denominazione del Museo è cambiata di volta in volta, a seconda dei casi e delle mostre organizzate; ne sono esempi il “Museo Regionale EtnoAntropologico, Archeologico e Naturalistico” (aprile 2002), il “Museo del Carretto e Naturalistico” (aprile 2002), il “Museo Regionale Etno-antropologico Naturalistico e Archeologico di Palazzo d’Aumale” (25.12.2002) e quella più frequente “Museo d’Aumale”. Non può essere dato il nome ad un museo perché questo sia più coerente con gli interessi del direttore pro-tempore, è più facile trovare un nuovo direttore che meglio si adatti ai contenuti ed alle finalità di un museo di storia naturale. Certo, la scelta di cambiare i contenuti di un Museo in corso d’opera sarebbe la più facile per legittimare a posteriori tutta l’attività non giustificata prodotta, ma sarebbe anche un’am- missione d’illecito che né il politico né l’ammi- nistratore possono permettersi.

Si è più volte discusso della realizzazione di una mostra permanente sulla Biodiversità, ma non sono state prese iniziative definitive in tal senso; la parte naturalistica attualmente ospita una mostra temporanea molto modesta e cer- tamente inadatta per inviare messaggi educativi. Sono giunti in Assessorato ed alla Direzione del Museo vari segni di dissidenza e critica sia da parte di docenti universitari, sia da parte della Società Siciliana di Scienze Naturali, sia da parte di comuni cittadini, locali e provenienti da altre regioni. Tutti si chiedono la stessa cosa: “Perché

un Museo di Storia Naturale tratta argomenti che sono del tutto fuori tema con la Storia Naturale?”

Il sito internet del Museo di Storia Naturale e Mostra permanente del Carretto parla di una se- zione etno-antropologica, una sezione archeo- logica ed una sezione naturalistica; lo stesso riportano tutti i pieghevoli e libri pubblicati nel corso di questi ultimi sei anni. Le attività svolte dal Museo hanno riguardato di tutto, dall’opera dei pupi ad una mostra sulle abitudini dei giapponesi, ma gli argomenti chiave sono stati soprattutto l’archeologia subacquea (anche dell’Australia) ed i cantieri per la costruzione di barche! Quando la Direzione ritiene di organiz- zare qualcosa di carattere naturalistico, lo fa in modo quanto meno bizzarro, se non diseduca- tivo (si veda ad es. la mostra ed il catalogo “Le forme del corallo, dalla natura al design”).

Non risulta che sia mai giunto da parte dell’Assessorato un richiamo per l’eccessiva auto- nomia gestionale della direttrice, che nel frattempo è entrata anche in aperta polemica con tutto il Comitato Tecnico Scientifico, fino a quando questo organismo è stato convocato”

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