Exibit 2016

“È l’acqua nei suoi infiniti usi il filo conduttore di Esperienza Insegna 2016 – presentata al Polididattico dell’Università di Palermo.
Nel ciclo vitale è il liquido più prezioso in assoluto. Compone per grandissima parte il nostro corpo e la sua forza è una delle fonti di energia più pulita ed efficiente. 
L’iniziativa è ideata e organizzata dall’associazione Palermoscienza, che ha coinvolto oltre 50 scuole siciliane di ogni ordine e grado, l’Università, il Cnr, l’Invg, l’Osservatorio astronomico, numerosi enti di ricerca e più di 700 animatori tra studenti e docenti. Saranno 9 giorni di convegni, laboratori, esposizioni e spettacoli.
I rischi idrogeologici saranno affrontati da oltre 150 exhibit e plastici coloratissimi, che ogni anno abbelliscono le aule e i corridoi del Polididattico. Ecco allora l’acqua nelle più disparate situazioni: alluvioni, siccità, inquinamento, persino la fisica e la chimica dell’acqua in cucina.” In foto alcuni momenti di studio durante la visita con i miei alunni.

Nel nostro exibit, due mie alunne,appartenenti  alla classe 3 sez. B, si sono occupate del rischio idrogeologico e dei pericoli annessi,come ad esempio per  le frane,ricevendo non pochi complimenti da parte dei visitatori.

L’esperienza è proprio una vera festa per le scienze chimiche,fisiche e naturali!Grazie a Tutti !

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Erbario

10259002_1059777400712407_4120903755820825984_oL’erbario rappresenta una tecnica di catalogazione e conservazione di specie botaniche ,dalla cui analisi siamo in grado di dare informazioni non soltanto strettamente attinenti alle specie vegetali,ma anche in relazione al clima ,ai suoli e alla geografia del posto. Risulta di grande ausilio ,in questo studio ,anche il disegno naturalistico.

Di seguito  riporto alcuni esempi realizzati qualche anno fa.

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 720 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 12 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Laboratorio didattico -Riserva naturale orientata -Bosco Ficuzza

bosco_della_ficuzza2015-04-24 10.34.242015-04-24 10.56.19-12015-04-24 10.58.052015-04-24 10.58.122015-04-24 10.58.262015-04-24 10.58.382015-04-24 10.58.482015-04-24 10.59.242015-04-24 11.00.132015-04-24 11.00.222015-04-24 11.00.522015-04-24 11.00.582015-04-24 11.01.002015-04-24 11.01.062015-04-24 12.27.542015-04-24 12.36.082015-04-24 11.01.312015-04-24 10.58.42

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Le piante carnivore

Tutto è iniziato non appena abbiamo visto un documentario dal titolo:
Microcosmos“-il popolo dell’erba- in cui, ad un certo punto, una pianta carnivora “intrappolava” un’ape;

la sensazione di stupore e di meraviglia ha preso il sopravvento,così ci siamo ritrovati a lavorare in classe con una” Dionaea muscipula” detta anche ” venus acchiappamosche” ,in cui a posto delle foglie, presenta delle trappole a “scatto”.

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Le piante carnivore (dette talvolta piante insettivore) sono piante che intrappolano e consumano protozoi ed animali, specialmente insetti ed altri artropodi, al fine di ottenere i nutrienti essenziali per la loro crescita.

Il primo a scrivere un trattato sulle piante carnivore fu Charles Darwin nel 1875.

Ne esistono circa 600 specie diffuse in tutto il mondo distribuite in circa 12 generi e 5 famiglie. Oltre a queste, esistono anche circa 300 specie di piante protocarnivore, divise in diversi generi, che possiedono alcune ma non tutte le caratteristiche per essere considerate vere carnivore.

Le piante carnivore sono delle piante erbacee, che in risposta alla carenza di nutrienti propria del loro habitat, si sono adattate a ricavare le sostanze nutritive dalla digestione delle proteine degli animali. Questi vengono catturati per mezzo di trappole più o meno efficienti che derivano generalmente da foglie modificate.

Il primo a coniare il termine di “carnivore” fu Lloyd nel 1942, mentre prima (e in alcuni casi ancora oggi) veniva utilizzato il termine di piante insettivore. Poiché queste piante non si nutrono soltanto di insetti, ma anche di altri artropodi o di altri piccoli animali, si è ritenuto fosse più corretto utilizzare il termine di piante carnivore.

Vivono in ambienti estremi come le torbiere e in suoli acidi e privi di calcio, con una bassissima concentrazione di sostanze nutritive quali azoto, fosforo o potassio.

Le piante carnivore presentano delle radici piuttosto piccole in relazione alle dimensioni delle piante. Questo è dovuto al fatto che la pianta spende più energia nella “costruzione” delle trappole e nella produzione degli enzimi digestivi, piuttosto che accrescere la biomassa radicale. In questo modo il compito di assorbire l’azoto e gli altri nutrienti è affidato alle foglie piuttosto che alle radici.

Sono generalmente piante perenni, sebbene ne esistano anche di annuali. Molte vivono solo per pochi anni, mentre altre possono formare delle colonie per mezzo della formazione di stoloni.

Sono delle deboli competitrici nei confronti delle altre piante. Se, per esempio, il loro habitat subisce dei drastici cambiamenti, come l’essiccamento, vengono prontamente rimpiazzate dalle piante non carnivore, molto più efficienti nel compiere la fotosintesi in ambienti “normali” rispetto alle carnivore.

Meccanismi di intrappolamento.
Le piante carnivore hanno sviluppato cinque diversi tipi di trappole per la cattura degli organismi di cui si nutrono.
Queste sono:

1)Trappole ad ascidio: le prede vengono intrappolate all’interno di una foglia arrotolata a forma di caraffa, contenente un pool di enzimi digestivi e/o batteri;
2)Trappole adesive: la cattura avviene tramite una mucillagine collosa secreta dalle foglie;
3)Trappole a scatto o a tagliola: in seguito al rilevamento di una possibile preda per mezzo di parti sensibili, un rapido movimento delle foglie la immobilizza al loro interno;
4)Trappole ad aspirazione: la preda viene risucchiata da una struttura simile ad una vescica, l’utricolo, al cui interno si genera un vuoto di pressione;
5)Trappole a nassa: presentano dei peli che dirigono forzatamente la preda all’interno dell’organo digestivo.

Queste trappole possono essere classificate anche come attive o passive, in base alla partecipazione della pianta alla cattura. Ad esempio, le piante di Triphyophyllum mostrano una trappola adesiva passiva, che secerne mucillagine ma non è accompagnata da un movimento o sviluppo delle foglie in risposta alla cattura della preda.

Al contrario le trappole adesive delle piante del genere Drosera, sono considerate attive per la presenza di foglie che, con una rapida crescita cellulare, avvolgono la preda favorendone la digestione.

È interessante notare come i diversi tipi di trappola siano specializzati nella cattura di diversi tipi di prede: le piante con trappole adesive catturano piccoli insetti volanti, quelle con trappola ad ascidio sono in grado di predare insetti volanti di maggiori dimensioni, mentre la trappola a tagliola è adatta a catturare insetti del suolo di dimensioni relativamente grandi.

Nella nostra piantina abbiamo trovato intrappolate un ragnetto ed una formica !
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Segue il documentario :

 

 

 

 

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Echinodermi in ” classe”

La nostra è una città che si affaccia sul mare , pertanto non è poi così difficile sentirne i profumi ed immaginarne i colori,

infatti,stamane ,in 1^ B ,durante la lezione di scienze naturali, ho parlato ai ragazzi degli” Echinodermi”,soffermandomi in modo particolare su due stelle marine pescate nel litorale di Cefalù!

Eccole in foto:

2015-03-23 18.22.16Visibili risultano i pedicelli ambulacrali  e la piastra madreporica forata ,proprio al centro della simmetria raggiata;quest’ultima ci ha permesso di fare dei collegamenti con la geometria euclidea!

2015-03-23 13.42.39Tra le foto presenti nel libro di testo ed il  materiale reale ,non sono mancate le occasioni per poter fare dei raffronti ,evidenziandone  analogie e differenze.

2015-03-23 13.42.23Abbastanza evidente è  il dermascheletro esterno( i cui colori hanno fatto pensare alle nostre spiagge!);

le numerose spine sull’esoscheletro sono risultate ben visibili sulla stella marina di colore bianco (a destra) ,un pò meno evidenti in quella di sinistra.

Tornerò a parlare di echinodermi ,nelle prossime settimane, utilizzando i ricci di mare,osservandone le cellule germinali al Microscopio ottico,non appena sarà terminato il periodo di “fermo biologico”.

 

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Benoit Mandelbrot ,”Il Frattalista”

Benoit Mandelbrot è stato un grande matematico che ha rivoluzionato la geometria e anche altri campi del sapere,

ecco perchè:

 

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